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Il Calotipo Stampa
STORIA DELLA FOTOGRAFIA

 

 

Anche se il procedimento di Talbot risulta più semplice e meno pericoloso di quello di Daguerre, non consente un risparmio di tempo né una migliore qualità dell'immagine. La calotipia, così battezzata dalla parola greca “kalos” che significa bello, presenta però rispetto il dagherrotipo alcuni vantaggi: il calotipo è facilmente ritoccabile con matite e pennelli, è riproducibile in un numero illimitato di copie ed è facilmente manipolabile per l'esecuzione di fotomontaggi. Suscita infatti l'interesse di viaggiatori, artisti e di autorità, come in Francia, che vogliono utilizzare il procedimento della negativa su carta per lavori di documentazione. Il calotipo permette quindi di affrontare nuovi argomenti di ripresa e coltivare nuovi interessi.     

    

 

 Nei primi anni dell'ottocento molti ricercatori sperimentano su dei materiali diversi, intrisi di cloruri e nitrati d'argento, la formazione delle impronte delle ombre per contatto ed esposte alla luce solare. Tuttavia il fatto che la luce in questi materiali producesse degli annerimenti rappresentava una sconfitta, in quanto allora si ricercava di riprodurre direttamente una immagine “positiva” spontanea. Nel 1833 il francese Antoine Hercule Florence riesce ad ottenere alcune immagini “negative” su carta che tenta di fissare inutilmente utilizzando ammoniaca e urina, anche l'inglese William Henry Fox Talbot ottiene le sue prime negative nell'estate del 1835. Tuttavia l'annuncio di Daguerre, nel gennaio del 1839, del suo metodo fa scoraggiare ricercatori come Florence, ma altri come Talbot ed il francese Hippolyte Bayard sono indotti a continuare le proprie ricerche.
    

Sempre dopo l'annuncio di Daguerre, lo scienziato inglese John Herschel sviluppa i suoi esperimenti sulle proprietà dell'iposolfito di sodio e le sue capacità di rendere solubili i sali d'argento. In base al suo procedimento un foglio di carta da disegno imbevuto in una soluzione di carbonato d'argento viene esposto alla luce solare, si annerisce nella parte illuminata, restituendo una immagine bianca su sfondo colore seppia. Quando il foglio viene poi immerso in una soluzione di iposolfito, il procedimento di annerimento si arresta. L'immagine ottenuta appare quindi molto stabile e resistente alla luce nel tempo. Herschel comunica il suo lavoro a Talbot, il quale registra un progresso ed un perfezionamento del suo procedimento, riuscendo a registrare alcune immagini ottiche prodotte dalle sue primitive fotocamere.

 

Ben presto si accentua la diversificazione tra le carte da ripresa, di cui si richiede la rapidità nella cattura dell'immagine, e le carte da stampa, in cui si ricerca invece la maggiore morbidezza dei toni e le migliori sfumature presenti sulla copia negativa. Il calotipo si presta maggiormente per la riproduzione di paesaggi e monumenti, pertanto richiede maggiori formati e di conseguenza maggiori tempi di esposizione. Le fotocamere in legno o metallo diventano quindi più ingombranti e pesanti. Si comincia quindi a pensare all'uso di materiali più leggeri, quali caucciù o stoffa, e di tecniche di piegamento, che si svilupperanno comunque dopo il periodo del collodio umido.

 
 

A differenza del dagherrotipo, è richiesto per la riproduzione di paesaggi obiettivi capaci di coprire un grande angolo di campo ma anche poco luminosi. Chevalier realizza un obiettivo chiamato “à verres combinées” costituito da un obiettivo semplice per paesaggi, che con l'aggiunta di un secondo obiettivo come elemento frontale si trasforma in un ottimo obiettivo da ritratti. Inoltre è facile trovare fotografi che, nello stesso apparecchio fotografico, possono alternativamente inserire lastre metalliche o fogli di carta.


Riferimenti Bibliografici:
Stefan Richeter in "L'arte della dagherrotipia" - Rizzoli
Beaumont Newhall in "The Daguerrotype in America" - Dover Books
Helmut e Alison Gernsheim - Storia della fotografia" Frassinelli
Helmut Gernsheim "Storia della fotografia, le origini" - Electa
Italo Zannier "Segni di luce: alle origini della fotografia in italia" Longo edizioni
Danilo Cecchi "Storia della fotografia dal 1836 al 2000" Editrice Progresso

 

 

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